Una delle ragioni per cui é nata l’ A.M.E.S.

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Persecuzioni in Oriente

Oggi, nel mondo, i cristiani pagano un pesante tributo all’intolleranza e alla discriminazione, sempre di più, essi divengono il bersaglio di attacchi dissimulati e violenti. All’origine di questa autentica persecuzione, sono il fanatismo islamico, induista, buddista, e comunista, oltre a più o meno,celati interessi economici. 
Quello cristiano il gruppo religioso più perseguitato nel mondo, su 100 morti per crimini legati alla religione, mediamente oltre 80, sono di fede cristiana. Il numero totale di credenti discriminanti oggi nel mondo è di circa 100 milioni di persone.
I dati sono emersi nel corso della conferenza sulla Persecuzione contro i cristiani che si è tenuta nella sede del Parlamento europeo a Bruxelles, promossa dalla “Comece” Commission of the Bishops’ conferences of the European Union  e dal partito popolare europeo (Epp)

Le persecuzioni verso le Chiese Cristiane e Ortodosse, purtroppo sono all’ordine del giorno.

Un popolo dimenticato-Iraq-In Iraq vive una minoranza di cui si parla raramente: gli assiro e i caldei. Probabili discendenti dei primi abitanti dell’antica Mesopotamia, sono di religione cristiana e parlano dei dialetti semitici imparentati con il siriaco, ma padroneggiano anche una versione classica di questa lingua, scritta con un alfabeto particolare. La comunità assiro e quella caldea in Iraq vive soprattutto nel nord, regione a maggioranza curda, ed è composta da poche decine di migliaia di persone, che si trovano in una posizione molto diversa rispetto agli altri gruppi etnico-religiosi del paese. Non godono infatti di un appoggio esterno paragonabile a quello che la Turchia fornisce ai turkmeni, né hanno un peso demografico simile a quello dei curdi.
Per questa loro debolezza da anni emigrano in massa verso l’Australia, gli Stati Uniti e il Canada: si stima che sarebbero tre milioni gli assiro e i caldei sparsi per il mondo. Dopo l’assassinio di dieci cristiani a Baghdad aumenta il flusso di profughi cristiani dall’Iraq. Le Chiese devono immediatamente elaborare un programma d’aiuti
L’Associazione pone l’attenzione sull’aumento del flusso di profughi cristiano-caldei dall’Iraq e si appella alle Chiese in Europa affinché rafforzino il proprio lavoro di sostegno all’Iraq e elaborino immediatamente un programma di aiuti per l’emergenza.  Approssimativamente tra i 40.000 e 60.000 Cristiani dovrebbero essere fuggiti in Giordania, Siria e Libano, oltre che Europa e Stati Uniti.

Nonostante nell’ Iraq kurdo, i cristiani sono considerati benvenuti, per cui è stato formato un comitato di accoglienza. Lo stesso Sargis Aghajan, Vice-Primo Ministro della regione, appartiene alla minoranza assiro-caldea. Nel dicembre  l’associazione si è rivolta ai 25 paesi membri dell’UE, agli USA, Canada, Giappone, Norvegia e la Svizzera, La richiesta ha ricevuto un certo numero di risposte finora positive da parte di tutti i Paesi interpellati.

Assurde motivazioni anti Cristiane in Iraq –Pur confermando la volontà di attaccare i cristiani, i terroristi sostengono di voler dare ancora una possibilità ai cattolici della Chiesa di Roma. Affermano che “il ministero della Guerra dello Stato islamico iracheno annuncia che tutte le chiese e le organizzazioni cristiane ed i loro capi sono un obiettivo legittimo dei mujahidin”. Ma aggiungono: “Questi politeisti ed i loro capi nel Vaticano devono sapere che la spada non cadrà sulla testa dei loro seguaci se annunceranno la loro innocenza e prenderanno le distanze da quanto è stato fatto dalla chiesa egiziana”. Al-Qaeda, chiede inoltre ai cattolici di “mostrare chiaramente ai mujahidin di sforzarsi per fare pressioni sulla chiesa egiziana in modo da ottenere la liberazione delle due donne loro prigioniere

In Albania –Un rogo ha distrutto il Monastero di Shën Jovan Bigorski, in Albania, conosciuto anche come il Monastero Mbigur.Per gli storici, l’evento è un duro colpo per i fatti e le testimonianze storiche degli albanesi della regione di Reka a Gostivar, tradizionalmente popolata da albanesi cristiani ortodossi. Il complesso del Monastero di Shën Jovan  Bigorski è situato tra Gostivar e Dibra, nei pressi dei villaggi Rostushë, Bitushë e Trebishtë,  vicino al fiume Radikë. Fino a poco tempo fa,  i monaci che servivano erano albanesi ortodossi della località Reka e Keqe.

In Kosovo- la Chiesa ortodossa è sotto assedio. Nel disinteresse del mondo, già più di cento chiese sono state assalite e distrutte. Altre le difendono i soldati della Nato. Il ruolo del Vaticano e la crescita dell´estremismo islamico Nell´ultima settimana di novembre 2010 altre due chiese cristiane ortodosse sono state assalite e danneggiate in Kosovo, a Gornja Brnjica e a Susica. Nè l´una né l´altra erano protette dalla Kfor, la forza militare a comando Nato che mantiene il controllo della regione. Oggi in Kosovo i serbi ortodossi sono una minoranza assediata e minacciata. Dei circa 250 mila fuggiti in seguito all´intervento militare della Nato, ne sono tornati poche migliaia. Assieme ai 130 mila rimasti, che vivono asserragliati in zone ristrette, sotto costante minaccia. Il potere è nelle mani dei kosovari albanesi di religione musulmana. Lo statuto futuro della regione è incerto. Formalmente, il Kosovo resta una provincia autonoma della repubblica di Serbia e Montenegro, ma la risoluzione 1244 dell´Onu che ne definisce lo status rinvia anche agli accordi di Rambouillet del 1999, i quali si richiamano al principio dell´autodeterminazione dei popoli per prospettare il definitivo assetto dell´area. E la schiacciante maggioranza albanese fa leva su questo per puntare all´indipendenza. La distruzione delle chiese cristiane è parte di questo piano: così, almeno, teme la comunità ortodossa locale. “O la distruzione o la trasformazione in musei”, specifica padre Sava Janjic, vicepriore del monastero di Decani

In Egitto-È ormai scaduto l’ultimatum lanciato  alla chiesa Cristiana Copta d’Egitto per la liberazione delle due donne musulmane che tengono prigioniere. Non abbiamo avuto alcuna risposta ed ora siete tutti coinvolti nella guerra all’Islam, per cui state attenti alle anime dei vostri seguaci”. Il cosiddetto «ministero della guerra» dello «Stato islamico iracheno» (ISI) sigla dietro la quale si nasconde la cellula di al-Qaeda in Iraq ha diffuso sul web un comunicato per annunciare che è scaduto “l’ultimatum” rivolto alla Chiesa copta egiziana di lasciare libere due donne egiziane, Camilia Chehata e Wafa Constantine, mogli di sacerdoti copti, secondo i terroristi trattenute in un convento contro la loro volontà dopo essersi convertite all’Islam. La notizia della conversione è stata smentita da tutte le autorità religiose islamiche egiziane, e i “Fratelli musulmani” hanno attaccato duramente gli autori della strage di Bagdad. Al-Qaeda conferma però che tutti i cristiani e le loro chiese sono divenuti “obiettivi legittimi” del gruppo terroristico e sono quindi in pericolo.Il messaggio diffuso oggi dalla cellula irachena di al-Qaeda fa riferimento esplicito anche al Vaticano.

Alessandria (Egitto)-La Messa è appena finita, mezzanotte è passata da 20 minuti. Due giovani parcheggiano una Skoda verde davanti alla Chiesa dei Santi affollata da un migliaio di cristiani copti nel quartiere Sidi Bishr. L’auto esplode e fa scoppiare le due vetture più vicine. Sul marciapiedi e dentro la basilica è «un bagno di sangue». Le parole sono di un testimone oculare. «Sembrava Bagdad», rincara un soccorritore. Brandelli di corpi dappertutto, al punto che non è chiaro quante siano le vittime: 21 secondo i primi terribili conteggi, e 79 feriti, fra cui 8 musulmani di una moschea vicina. Le salme identificate sono 17, corregge nel tardo pomeriggio il ministro dell’interno Hatem el-Gabali. Secondo la tv satellitare Al Jazira sono state arrestae 17 persone per l’attentato. Ma mancano confer

Nigeria– 500 cristiani uccisi a colpi di machete . Centinaia in fuga Pastori islamici hanno attaccato un villaggio a sud di Jos colpendo la popolazione
L’attacco- Secondo quanto riportano testimoni locali intorno alle tre di domenica mattina i pastori islamici hanno attaccato il villaggio di Dogo Nahawa, a sud di Jos, sparando in aria e colpendo la popolazione a colpi di machete. Circa 18 cadaveri sono stati portati fuori dalla città e sotterrati, altri feriti sono stati portati in ospedale. La situazione nel Paese è sempre più tesa da quando il 9 febbraio scorso il vicepresidente Goodluck Jonathan è stato nominato presidente provvisorio in vista delle prossime elezioni presidenziali nel primo semestre 2011. Il rientro a sorpresa poi dell’ex presidente Umaru Yar’adua, musulmano del sud, ha poi accentuato il clima di violenza, dal momento che Jonathan, cristiano, ha dichiarato di non voler lasciare la carica.

Pakistan –Natale all’insegna delle proteste in Pakistan, dove la comunità cristiana è ancora scossa dalla condanna a morte di Asia Bibi, la madre di 5 figli accusata di blasfemia contro il profeta Maometto. Il 24 dicembre i musulmani hanno indetto una provocatoria manifestazione di protesta contro l’appello dei cristiani per abolire la controversa legge sulla blasfemia.
Il 25, invece, i cristiani sono scesi nelle strade per invocare il ritiro del provvedimento. In occasione del Natale, il presidente pachistano, Asif Ali Zardari, ha inviato i suoi auguri ai fedeli, ricordando il messaggio «di Gesù Cristo di amore, perdono e fratellanza». Ma il clima è tutt’altro che tranquillo, come dimostra l’ultimo attacco contro il sito del Pakistan Christian Post sferrato da un gruppo di hacker islamici che si chiamano ‘Dragoni’. Il sito è stato oscurato e al suo posto campeggia l’immagine di un angelo insanguinato.

India –Dalla cattedrale del Sacro Cuore di Nuova Delhi alla cattedrale di San Paolo a Kolkata, sono stati migliaia i fedeli che hanno partecipato alla messa di mezzanotte. La situazione dei cristiani, tuttavia, rimane fortemente a rischio: a Mumbai è stata diramata un allerta contro possibili attacchi terroristici mentre nell’Orissa i cristiani hanno festeggiato in un clima di terrore e minacce. I fondamentalisti indù avevano infatti annunciato per il giorno di Natale un raduno nel distretto di Kandhamal in memoria di un membro della loro tribù, Khageswar Mallick, che nel 2007 rimase ucciso mentre tentava di assalire una chiesa. Un omicidio per cui vennero accusati, senza prove, dei cattolici del posto. Allora, la morte dell’indù provocò l’esplosione di pogrom anti-cristiani con 3 fedeli uccisi, migliaia di chiese e case messe a ferro e fuoco e più di 50mila sfollati. Ma quest’anno i fedeli hanno sfidato la paura e celebrato lo stesso il Natale, guardati a vista da un forte schieramento di poliziotti. Nonostante la Costituzione indiana garantisca il diritto alla libertà religiosa, a livello locale rimangono vigenti leggi anti-conversione contro i cristiani.

Filippine –durante la messa di Natale, una bomba è esplosa sul tetto di una chiesa cattolica dell’isola di Jolo, ferendo il sacerdote e cinque fedeli. L’isola è una roccaforte di Abu Sayyaf, un gruppo legato ad Al Qaeda, responsabile dell’attacco. Un memo dell’intelligence aveva avvisato la polizia di Sulu e i marine filippini che i terroristi volevano attaccare le chiese locali. La Costituzione delle Filippine del 1986 sancisce la libertà religiosa ma i fedeli sono stati sovente vittime di attentati e rapimenti.

Indonesia-Java – Un gruppo di cristiani è stato attaccato domenica 16 ottobre mentre pregava per le strade di Jatimulya, ad est di Belasi, nel West Java. La preghiera “stradale” è rimasta l’unica opzione per questi fedeli da quando la loro chiesa è stata chiusa con la forza.
Un’e-mail inviata da uno di questi cristiani dice: “Il gruppo era composto da membri di 3 chiese diverse a cui è stata ordinata la chiusura 5 settimane fa dal sindaco di Jatimulya. L’ordinanza è stata voluta da un gruppo radicale musulmano chiamato Alleanza contro l’Apostasia”. “La Costituzione del Paese – continua – garantisce la libertà religiosa, ma pregare in casa è proibito e le chiese vengono chiuse. L’unica soluzione per pregare insieme è incontrarsi per strada”.Durante l’incontro di domenica i fedeli incontrano sulla strada circa 300 musulmani che pregano. Si spostano verso un’altra zona ed iniziano a pregare. Un gruppo di estremisti li insegue ed inizia ad insultarli ed a prenderli in giro: alcuni insistono perché la preghiera termini immediatamente. Una donna che guida una delle chiese viene spintonata e cade a terra: per non peggiorare la situazione il gruppo si disperde per riprendere la preghiera il giorno dopo. E’ l’ennesimo caso di intimidazione e violenza contro i cristiani indonesiani: l’11 ottobre un gruppo di estremisti interrompe con la forza la recita del rosario in una casa privata nella parte occidentale di Jakarta e, negli ultimi tempi, circa 30 chiese domestiche protestanti sono state chiuse da parte di estremisti.

In Eritrea- La persecuzione anticristiana è iniziata da tempo: prima gli attacchi agli ortodossi, poi la chiusura delle missioni protestanti e ora la scure si è abbattuta sui cattolici.I musulmani con le loro attività sociali, ovviamente, non vengono nemmeno sfiorati. Il disegno del governo eritreo prevede, oltre all’espulsione dei missionari, la confisca delle proprietà delle Chiese, sul modello della Chiesa patriottica cinese, totalmente sotto controllo dello stato.

Sudan-Un forte appello alla comunità internazionale per interrompere le violenze e restituire sicurezza ai cristiani sudanesi,  ha lanciato mons. Edward Hiiboro Kussala, vescovo di Tombura-Yambio. Secondo quanto riporta l’agenzia Zenit, il presule ha organizzato e guidato una tre giorni di preghiera che ha coinvolto ventimila cristiani, in risposta alle sanguinose azioni delle milizie del LRA  il sedicente “Esercito di Resistenza del signore”. Molti di essi hanno camminato per più di due chilometri, scalzi e con il capo cosparso di cenere in una protesta silenziosa contro la mancanza di azioni da parte del governo provinciale e centrale. Le violenze si sono susseguite nella zona di Ezo in particolare  con l’irruzione in chiese, la tortura dei fedeli, il loro rapimento, conclusosi con l’assassinio. “Il governo ad oggi pare connivente con LRA  pur avendo promesso che avrebbe tenuto la situazione sotto  controllo.

Sudan-Darfur-Ma purtroppo interessi petroliferi  Nel Sud del Sudan i cristiani che sono la maggioranza della popolazione vengono uccisi dalle bande islamiche rivoluzionarie con l’apoggio del governo che agendo nel nome dell’islam più radicale hanno massacrato si stima in questa regione (Darfur) oltre  due milioni di Cristiani e animisti, il fatto più grave consiste nel fatto che tale genocidio non fa più notizia, e  la carneficina continua,mentre l’ONU  prudentemente si ostina a non chiamare genocidio il genocidio per via degli interessi petrolifferi che USA ed altre Nazioni anno specifici interessi, divenendo cosi conniventi con un governo di assasini.

Altri Paesi dove essere cristiani è problematico, discriminatorio o proibito.

Algeria-Le elezioni del 1992, vinte dai partiti islamici, sono state annullate dai militari. Da Allora, e fino al 2000, l’Algeria ha vissuto in uno stato di endemica guerra civile, fino a che la proposta di una amnistia generale, ha portato un po’ di pace. l fondamentalisti rimangono molto forti e caldeggiano l’adozione della legge islamica (Sharia).
Negli anni recenti, i cristiani hanno subito violenza dal Fronte di Salvezza Islamico, tristemente conosciuto perché i suoi membri sono soliti razziare innocui villaggi e tagliare la gola a chiunque non accolga il loro appello al fondamentalismo islamico.

Arabia Saudita- In questo paese desertico sono nati Maometto e l’islam e ci sono i luoghi islamici più sacri: la Mecca e Medina. Da questo ricchissimo paese petrolifero viene promosso “l’Islam puro” dentro e anche al di fuori del mondo musulmano.
Tutta la popolazione è considerata musulmana; al di fuori dell’islam è vietato praticare qualsiasi altra religione. Ciò vale anche per i numerosi lavoratori stranieri: non hanno il permesso di riunirsi in un luogo pubblico per pregare e per leggere la Bibbia.

Azerbaigian- che oncora oggi permane in uno stato di guerra con la vicina Armenia, nonostante una tregua dichiarata nel 1994 per la questione del Nagorno-Karabakh, un’enclave armena in territorio azero.
La libertà religiosa, ufficialmente dichiarata, è condizionata dalla reazione contro i cristiani sia russi  che armeni, in tutto il Paese permane la paura dell’estremismo islamico, per cui  ai cristiani  è proibito partecipare in qualsiasi forma di funzione religiosa.

Bangladesh-Il Bangladesh ha la forma di governo con una democrazia parlamentare, ma la corruzione e 18 tentativi di colpo di stato, negli ultimi 25 anni, hanno lasciato però gravi ferite. l partiti di opposizione hanno assunto posizioni sempre più vicine all’estremismo islamico e stanno premendo per l’introduzione della legge islamica (sharia). Nel 1988 l’Islam è stato proclamato religione di stato.
La costituzione garantisce il diritto di professare la propria religione anche pubblicamente, ma nella realtà i cristiani sono costretti a sottostare a molte limitazioni. Le chiese devono essere registrate e si manifestano molti casi di discriminazione, come il divieto di usare l’acqua dei pozzi dei musulmani.

Bhutan-Il Bhutan è uno stato himalayano circa sei volte più piccolo dell’Italia. Per secoli il Paese è rimasto isolato dal resto del mondo e i governanti odierni hanno preferito che rimanesse così. Solo il bisogno di valuta straniera ha aperto le frontiere al turismo.
Il Buddismo è religione di Stato e l’Induismo è tollerato. Tre quarti degli oltre due milioni di abitanti sono buddisti e un quarto è indù. Meno dell’uno per cento è costituito da cristiani,
Nel 1969 il cristianesimo fu ufficialmente vietato dal governo, e nel 1996 cominciò una vera persecuzione. La costruzione delle chiese è vietata e i pastori delle chiese esistenti vengono catturati, e imprigionati
Regolarmente in ogni villaggio si indaga sulla presenza di cristiani. I cristiani vengono discriminati dalle autorità; non possono ottenere un impiego governativo ne dare vita a un’azienda. I loro figli non hanno il diritto di frequentare le scuole, ed è’ vietato tenere riunioni cristiane nelle case.

Bielorussia-La Bielorussia è una repubblica indipendente che non ha ancora trovato una sua identità e soffre di una grave crisi economica.La popolazione e composta da cristiani  il 79%, non religiosi 20%, ebrei 1%. Nel novembre 2002 è stata introdotta una legge repressiva in materia religiosa. Secondo questa legge tutte le attività religiose non registrate, sono considerate illegali. per cui la letteratura religiosa viene sottoposta a censura.

Cina-Con i suoi quasi 2 miliardi di abitanti e con circa 70 milioni di cristiani, la Cina è il Paese restrittivo con il quale si hanno frequenti contatti. La realtà della Chiesa cinese è costituita da una denominazione ufficialmente riconosciuta, quella delle “Tre Autonomie”, e poi da una rete immensa di chiese clandestine, le cosiddette comunità familiari.
Il movimento delle Tre Autonomie conta 23 milioni di membri e gode una relativa tolleranza da parte delle autorità, purché rispetti le restrizioni che il governo le impone.
Il movimento delle comunità familiari, invece, non vuole sottoporsi a quelle restrizioni, perché riconosce solo l’autorità di Gesù Cristo sulla Chiesa, per questo è spesso costretta a svolgere le sue attività clandestinamente.

Corea del Nord-In questo paese di 20 milioni di abitanti si stima che ci siano fra i 200.000 e i 400.000 cristiani.
Ogni forma di religione è severamente vietata, tranne la venerazione del presidente Kim Jong Il e della sua ideologia “juche”. Questa ideologia atea insegna che l’uomo deve redimere se stesso.
Questa ideologia condiziona sia la vita morale che la vita materiale del singolo e della comunità. E’ un concetto di autostima e autosufficienza che porta all’isolamento, condizionando e limitando il benessere individuale e sociale. Proprio a causa di questa dottrina di autosufficienza la Corea del Nord è diventata uno dei paesi più poveri del mondo, nel quale si soffre una fame cronica.
La persecuzione dei cristiani oltre che di fedeli di altre confesioni è mostruosa. Il possesso di una Bibbia basta per essere rinchiusi in un campo di rieducazione a regime severo da dove quasi nessuno esce vivo.

Cuba-Cuba è la principale isola dei Caraibi ed è uno degli ultimi baluardi del socialismo reale. Nel 1959 Fidel Castro prese il potere al grido di “socialismo o morte”, con una sommossa popolare. La popolazione di  è costituita da: cristiani 47%; non religiosi 35%; spiritisti 17%; Negli anni sessanta Castro dichiarò cattolici e protestanti “parassiti sociali” e molti religiosi e laici credenti furono costretti nei campi di lavoro forzato in condizioni inumane. La costituzione di Cuba fu modificata nel 1992, garantendo libertà di religione, ma ancora oggi  molti cristiani sono imprigionati e le chiese distrutte.

Iran-Nel 1979 si è scatenata la rivoluzione islamica guidata dall’ayatollah Khomeini. Da allora hanno sempre aspramente perseguitato i cristiani e gli ebrei, hanno esportato in tutto il mondo la rivoluzione islamica.
L’Iran e la madre della corrente Sciita, che si distingue dall’altra corrente Sunnita, perché non riconoscono le dinastie Abbaside e Omayyade. Promuove un integralismo militante, sovvenzionando governi e guerriglie in vari parti del mondo. Solo le minoranze etniche possono avere locali di culto sotto posto al controllo del Governo.

Isole Comore-Le Comore hanno ottenuto l’indipendenza dalla Francia nel 1975.Nel 1999, dopo la salita al potere del colonnello Azali, ha sancito una nuova costituzione, che ha conferito grande influenza alla religione islamica, per cui è proibita la testimonianza pubblica da parte dei cristiani, che hanno sofferto periodi di oppressione e di persecuzione e non godo no dello stesso status civile e sociale dei musulmani.
Nelle Comore esistono 780 moschee, ma nessuna chiesa.

Kuwait-Il Kuwait è un piccolo principato situato in un punto cruciale del Medio Oriente: tra Arabia Saudita, Iraq e Iran, affacciato sul golfo Persico. Ricco di riserve petrolifere. La popolazione conta 2.183.000 abitanti, di cui molti lavoranti stranieri. Gruppi religiosi sono composti di musulmani da 87%, cristiani  8%, indù 2, 50%, L’evangelizzazione è proibita e il governo scoraggia il cristianesimo oltre ad altre forme di Fede.

Maldive-Le Maldive costituiscono un arcipelago paradisiaco formato da numerosi atolli corallini nell’Oceano Indiano. La vita su queste isole è incantevole per i turisti, ma non per i cristiani indigeni.
L’Islam è l’unica religione riconosciuta per i 300.000 abitanti. Come in Arabia Saudita, è assolutamente vietato praticare altre religioni. Nel 1998, i cristiani indigeni furono imprigionati e torturati, mentre  dei lavoratori stranieri furono espulsi, grazie alle proteste internazionali i prigionieri vennero rilasciati Le poche centinaia di cristiani che vi abitano devono tenere i loro culti nel segreto più assoluto. I turisti stranieri possono praticare la loro fede in privato, a condizione che non la condividano con gli abitanti.

Malesia-La Malesia è una federazione di 13 Stati costituitasi in monarchia nel 1963.L’Islam è la religione ufficiale e preferenziale nella penisola della Malesia, e il governo cerca di forzare questa situazione anche nella parte est, dove l’Islam è minoritario.La costituzione della Malesia garantisce la libertà religiosa, ma i fondamentalisti islamici fanno tutto ciò che è in loro potere per limitare l’evangelismo cristiano. La letteratura cristiana è consentita solo ai non malesi.

Marocco-Il Marocco è stato invaso da eserciti arabi nel settimo secolo, che portarono l’Islam L’attuale re Hassan Il ritiene di essere un diretto discendente di Maometto.
Il Marocco è una monarchia costituzionale. L’Islam sunnita è la religione di stato, e il governo ha il dovere di proteggerla. Il Marocco è un ambiente ostile per i cristiani e per coloro che si convertono dall’Islam. Molti hanno subito l’allontanamento forzato dalle loro famiglie, la perdita del lavoro e la prigione a causa della loro fede cristiana. Il lavoro missionario non è permesso, cosi come la conversione a un’altra religione.

Mauritania-Il Paese ha sofferto molto per le siccità prolungate e i conflitti etnici. La Mauritania è considerata una delle nazioni più povere del mondo, e circa un terzo dei bambini soffre di denutrizione.La forma di governo è una repubblica, e nel 1992 la giunta militare si è trasformata in un governo multipartitico, apparentemente democratico, ma in realtà completamente dominata dal partito di governo. Nel 2000 i legami diplomatici con Israele hanno causato opposizione interna ed esterna al governo. La Mauritania è ufficialmente una repubblica islamica che pratica la sharia (legge coranica), ma questa non è sempre messa in pratica. La libertà di religione semplicemente non esiste in questo stato che è dominato da oltre 1.000 anni dall’Islam. Per i cittadini è illegale entrare in case appartenenti a non musulmani, e chiunque confessi l’appartenenza al cristianesimo rischia, secondo la legge, la pena di morte.

Somalia-Dalla fine della guerra civile del 1991 e dopo il ritiro dell’ONU nel 1995, questo paese è in preda a una anarchia totale. Nel Somali-land, la parte settentrionale della Somalia, la situazione è migliore: questa regione si è dichiarata indipendente dalla Somalia, ma non viene riconosciuta tale dal mondo internazionale.L’Islam è la religione ufficiale e la Sharia è applicata ovunque, spesso da giudici auto costituiti. I reati vengono regolarmente puniti con fustigazioni, taglio della mano e addirittura lapidazioni Quasi tutti i cristiani indigeni sono fuggiti o sono stati uccisi. I pochi cristiani rimasti vivono nel segreto più assoluto.

Sri Lanka-Lo Sri Lanka è una fertile isola tropicale a sud dell’India; un potenziale paradiso, ma le guerre inter-etniche che si protraggono dal 1983 ne fanno invece una nazione altamente a rischio, I gruppi religiosi predominanti sono, buddisti 72%, indù 12%, musulmani 8% e cristiani 8%.Nello Sri Lanka oncora oggi è  in atto una guerra civile tra la maggioranza cingalese e la minoranza Tamil nel nordest del Paese, che ha causato oltre 60.000 morti. Il buddismo è la religione di stato, e per questo motivo è protetto e incentivato; sebbene la libertà di culto sia sancita ufficialmente dalla costituzione, di fatto i non buddisti vengono discriminati dal punto di vista della tassazione, del lavoro e dell’educazione. In particolare il cristianesimo è associato al colonialismo e come tale viene percepito come straniero. Negli ultimi anni sono  cresciuti gli attacchi contro chiese, ministri e singoli credenti cristiani.

Vietnam-In questo Paese vige ancora il regime comunista ateo. La necessità di valuta estera, e quindi di consensi internazionali, costringe il governo a tollerare le chiese, pur mantenendole sotto controllo.
Molte minoranze etniche montane, tribali sono state perseguitate a causa della loro presunta collaborazione con gli americani durante la guerra; i cristiani fra loro sono doppiamente perseguitati.

Yemen-Lo Yemen figura fra i primi dieci paesi del mondo con restrizioni per il Cristianesimo. La popolazione di questo paese più meridionale della penisola arabica è quasi al cento per cento islamica. Come nella confinante Arabia Saudita, la Sharia vige anche nello Yemen. Soltanto gli stranieri hanno il permesso di confessare un’altra fede, ma l’evangelizzazione è assolutamente proibita.
E curioso storicamente sapere che ai tempi di Maometto lo Yemen era un regno cristiano che diede ospitalità ai musulmani che fuggivano dalla Mecca prima che questa città fosse conquistata dall’islam, ora invece gli yemeniti sono divenuti ostili verso cristiani.

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Tutto il mondo Cristiano si riunisce in preghiera, per una pacificazione di tutte le terre martoriate, a causa di egoismi o ignoranza, e/o assurdi integralismi, non disgiunti da particolari interessi economici, che nulla hanno a vedere con una diversa professione di fede o dottrina, in quanto DIO è unico, prottetore di tutti i credenti, quindi di queste diversità fare martirio, è assurdo, contro la stessa volontà Divina, qualsiasi sia il nome che assume il Creatore nelle diverse  culture

Padre Anatolio.

 

Category: Storia
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